La sepoltura di Santa Lucia (Opera del Caravaggio esposta nella Chiesa di Santa Lucia in Siracusa)

La sepoltura di Santa Lucia (Opera del Caravaggio esposta nella Chiesa di Santa Lucia in Siracusa)

Santa Lucia, la vita

Santa Lucia fu una delle numerose vittime della persecuzione perpetrata dall’Imperatore Diocleziano nei confronti della comunità cristiana, forse una delle persecuzioni più feroci compiute nella storia e sigillate con l’editto di Nicomedia negli anni 303 e 304 d.c.
Questi editti prevedevano che i cristiani non potessero in alcun modo beneficiare di nessuna distinzione o carica onorifica e che, indipendentemente dalla classe sociale ai quali appartenevano, essi dovessero essere vittime di ogni vessazione e suppruso limitando ogni loro diritto di libertà e di legittima difesa.
La persecuzione fu feroce e prevedeva torture di ogni genere, lotte con belve feroci, crocefissioni, roghi e per pochi privilegiati la decapitazione che veniva riservata, per così dire, solamente alle persone di nobile origine. Lattanzio, uno dei Padri della Chiesa, annoverava poi nei suoi scritti l’odiosa pratica degli abusi sessuali commessi da scellerati delinquenti nei confronti delle vergini cristiane.

Cenni sulla vita e sul martirio

Santa Lucia nacque intorno all’anno 283 a Siracusa da genitori di nobile casato. Il padre morì che lei era ancora in tenera età e da allora condusse la sua vita in compagnia della madre Eutichia alla quale fu sempre molto legata.
Pur appartenendo ad un ambiente benestante, ella non apprezzava la vita oziosa e spensierata che conducevano i suoi coetanei; piuttosto era attratta da sentimenti come la rettitudine, la pietà, la carità . Fu proprio grazie a questo animo nobile che si fece strada in lei la luce della fede e la parola del Vangelo al quale, la Santa, sempre più si ispirava provando sempre più forte nel suo cuore il desiderio si assomigliare alla Vergine Maria, sua vera fonte di vocazione spirituale.
Tuttavia come già precedentemente accennato, la storia del cristianesimo in quegli anni fu costellata da una serie di terribili persecuzioni, tra cui quella di Sant’Agata da Catania, morta nel 251 dopo indicibili torture ad opera di Quinziano prefetto dell’Impero Romano nella terra di Sicilia.
La fama di Sant’Agata e dei suoi miracoli, presto si sparse per tutta la terra di trinacria, generando un vero e proprio culto anche tra i cittadini siracusani che iniziarono una serie di pellegrinaggi al sepolcro della martire per pregare e chiedere intercessioni.
Fu così che anche Lucia, preoccupata per la salute della madre vittima di continue emorragie, decise di intraprendere un viaggio della speranza per pregare sulla tomba della Santa ed ottenere così il suo intervento per la guarigione facendo voto di verginità .
Al suo ritorno da Catania le condizioni della madre migliorarono al punto tale che ella guarì. Questo rafforzò ancor di più il voto di Lucia, fatto sul sepolcro di Sant’Agata. Voto che provocò le ire del giovane pagano alla quale era stata promessa in sposa. Lucia, infatti, sentiva sempre più forte nel suo cuore il richiamo di Dio e volle rivelarlo alla madre, che ritornata in forze, con un estremo atto d’amore e piena di riconoscenza nei confronti della figlia, capì che l’amore verso il prossimo e gli aiuti dati ai più sfortunati erano un segno eloquente della gratitudine a Dio. Fu così che permise alla figlia di spogliarsi di ogni ricchezza in favore dei poveri, rinunciando definitivamente anche al suo progetto di matrimonio. Il suo sposo sarebbe stato per sempre Gesù e non più quel pagano che resosi conto della impossibilità di sposare la giovane donna, decise di denunziarla all’arconte Pascasio, accusandola di prestare culto a Cristo, disobbedendo all’editto di Diocleziano.
Fu così che Lucia venne arrestata e condotta dinanzi alle massime autorità. Qui iniziò il suo terribile martirio per opera del gerarca imperiale tra indicibili violenze: condotta in un lupanare, trascinata da una coppia di buoi, cosparsa di pece bollente, posta sulla brace ardente. Qui la vita della Santa si mischia con la leggenda che scaturisce dal suo stesso nome, infatti Lucia trae origine proprio dal nome “luce”; nome che da sempre ha stimolato la fantasia popolare soprattutto riguardo ad una tortura subita dalla Santa ed avente proprio per oggetto gli occhi che, come dicono altre leggende, le sarebbero stati strappati dai carnefici ma che lei stessa si rimise tornando a vedere.
Solo dopo questi tremendi tormenti cadde sfinita morendo trafitta e decapitata dalla spada del suo carnefice. Le sue ossa non si trovano a Siracusa in quanto, come pare, trafugate dai bizantini, furono traslate a Costantinopoli, da dove furono successivamente saccheggiate ad opera dei veneziani per essere riposte nella Chiesa di San Geremia dove tuttora la Santa riposa.

Tradizioni e leggende

La festa liturgica di Santa Lucia ricorre il 13 dicembre. Prima dell’introduzione del calendario moderno (1582) la festa cadeva in prossimità del giorno del solstizio d’inverno (da qui il detto “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”).
Nei paesi nordici, che adottarono questo calendario circa duecento anni più tardi, il solstizio coincideva proprio il 13 dicembre (calendario gregoriano).
Santa Lucia considerata dai suoi devoti come la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini viene spesso invocata nelle malattie che colpiscono la vista.
In alcune regioni dell’Italia settentrionale e soprattutto nella nostra provincia la celebrazione della Santa è legata indissolubilmente al tradizionale arrivo dei doni per i più piccoli che come vuole il folklore popolare mandano qualche giorno prima, per mano dei genitori, una letterina elencando i regali che vorrebbero ricevere dichiarando di meritarseli per esser stati bravi ed obbedienti tutto l’anno.
La vigilia di quel giorno è forse una delle cose più belle e più romantiche da ricordare anche nella memoria degli adulti, che spesso amano rammentare quando al risveglio da notti spesso insonni o molto agitate, furtivamente dall’attenzione dei genitori, sgattaiolavano nei tinelli alla ricerca dei doni che la Santa aveva loro lasciato.
Per accrescere l’attesa dei bimbi, è uso nelle sere precedenti, suonare piccoli campanellini per richiamarli al loro dovere di andare subito a letto, evitando così di provocare le ire della Santa che vedendoli ancora svegli potrebbe accecargli gettando loro la cenere negli loro occhi.
E’ usanza anche, allo scopo di attirarsi i favori della Santa e del suo aiutante Gastaldo, lasciare del cibo; solitamente delle arance, dei biscotti, mezzo bicchiere di vino rosso e del fieno per l’asinello che trasporta i doni.

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