Il laghetto del Frassino tra realtà e leggenda

Lungo la strada che da Peschiera conduce verso Pozzolengo, in prossimità della Chiesa dedicata alla Madonna del Frassino, si trova il laghetto che dall’omonimo Santuario prende il nome.
Esso si estende lungo il territorio compreso tra le frazioni di San Benedetto e Broglie ed ha una dimensione di circa 70/80 ettari per una lunghezza di 770 m ed una larghezza di 380. La profondità massima è di 15 metri. E’ alimentato da tre immissari mentre gli emissari di piccolissima portata sono due; appunto per queste caratteristiche il laghetto del Frassino gode di un livello delle acque pressoché costante con lievi variazioni nei periodi estivi ed invernali.

Tramonto sul laghetto (Foto di Alessandro Ferrarese)
Tramonto sul laghetto (Foto di Alessandro Ferrarese)

Benché visto dall’alto possa sembrare quasi un’appendice del lago di Garda, esso è in realtà del tutto indipendente dal suo fratello maggiore visto che si trova ad un’altitudine diversa. Probabilmente l’origine di questo piccolo specchio d’acqua è ancora da ricercarsi come effetto della ritirata dei ghiacciai quando le sedimentazioni da essi trasportate iniziarono a disegnare l’anfiteatro morenico ai piedi del grande lago. E’ facile anzi presumere che le falde acquifere che lo alimentano sia del tutto indipendente dal Garda anche se la tradizione popolare vorrebbe che vi fosse nel suo fondale un lungo condotto che collega i due bacini.
Nascosto dalla vegetazione e dai vigneti di uva trebbiana dell’entroterra che producono il rinomato vino Lugana, nettare sempre più apprezzato sulle tavole dei buongustai di tutto il mondo, il laghetto del Frassino riposa sornione accarezzato la soave fruscio dei canneti che lo contornano; vegetazione questa dove trovano rifugio numerose specie di uccelli acquatici, circa una quarantina, che vi nidificano stabilmente.
Ecco quindi che possiamo trovare moriglioni e morette, il germano reale, il mestolone, l’alzavola, il fischione ma anche il fistione turco, il cormorano, l’airone rosso, i gabbiani, la folaga e la gallinella d’acqua. Anche alcuni rapaci frequentano il laghetto, specie nei mesi invernali, mentre solo il falco di palude pare vi abbia nidificato sporadicamente.
L’umido terreno che lo circonda è ricco di specie floristiche rilevanti: oltre agli arbusti paludicoli ed ai canneti, va segnalata la presenza di un raro bosco planiziale di pioppi e salici che costituisce un habitat ideale per la sopravvivenza di varie specie di animali fra cui la Rana di Lataste, ormai a grave rischio di estinzione.
Dal 1990 il laghetto del Frassino gode della tutela faunistica della Provincia di Verona e dal 1996 è stato dichiarato “Oasi Naturale di Protezione”.
Le sue acque scure sono ricche di pesce ma ai pescatori come ai cacciatori è fatto divieto di svolgere le proprie attività perché oasi faunistica e naturalistica mentre è un vero paradiso per fotografi ed amanti del birdwatching.

Il lago del Castigo

Benché come sopra accennato la sua origine sia legata alla formazione della cinta morenica due sono le leggende ormai dimenticate che nell’ormai perduta tradizione popolare narrano della sua formazione che Benedetto Lenotti riprese nel suo celebre libro “Leggende del Garda” e che qui ci siamo permessi in parte di rielaborare.
La prima di queste leggende narra che il laghetto del Frassino, in passato fu anche noto con il nome di “Laghetto del Castigo”. Questo appellativo gli derivò da un episodio che accadde in un passato ormai remoto e che vide come protagonisti una dama austera e superba, il suo calesse ed un povero cocchiere.
Un giorno la dama, transitando in prossimità del laghetto, vide il cocchiere togliersi d’improvviso il suo cappello. Indispettita chiese al suo domestico:
– Servo come mai ti sei tolto il cappello così d’improvviso?
– Mia signora non ha sentito?
La dama presa di sprovvista fece cenno di non aver capito. Allora il cocchiere fermò il suo calesse e fece alla dama il cenno di tacere. Dalle campagne, come una soave litania giungevano le voci dei fedeli che dal Santuario recitavano gioiosi l’Ave Maria.
– Ha sentito mia signora?
– Certo che ho sentito stanno pregando, recitano l’Ave Maria
– E’ per questo mia Signora che ho tolto il mio cappello, l’ho fatto in omaggio alla Vergine Maria Madre di Dio
– Brutto zoticone come ti permetti – urlò inferocita la nobildonna – ricordati che qui l’unica Madonna che devi onorare sono io!
All’urlo inviperito della dama, che suonò al cocchiere come una bestemmia, un grosso boato squarciò la pace di quel posto, il cielo si oscurò d’improvviso ed i cavalli urlarono di paura tant’è che il cocchiere fece fatica a domarli.
D’improvviso una gran massa d’acqua si staccò dal Benaco piombando addosso alla dama sommergendola ed invadendo la conca che divenne poi il laghetto.
Il gorgoglio delle acque che ancora friggevano dopo l’enorme tonfo, restituì però ancora vivo il povero cocchiere che raggiunta la riva a nuoto vide la dama sparire inghiottita nelle profondità del laghetto tra disumane grida di terrore.
Attonito e infreddolito rimase a guardare quanto era successo e ringraziando ancora la Madonna per la grazia che aveva ricevuto, recuperò con un lungo bastone il suo povero cappello riguadagnando a piedi la via del meritato ritorno a casa.

Laghetto del Frassino (Foto di Alessandro Ferrarese)
Laghetto del Frassino (Foto di Alessandro Ferrarese)

La seconda leggenda raccontava invece di un signorotto assai superbo che possedeva nelle prossimità del Santuario un ricco e fastoso maniero.
Nonostante le pressanti richieste di offerte fatte dai frati del convento che egli assai disprezzava, mai egli volle elargire parte delle sue ricchezze in onore alla Madonna.
Un giorno egli raggiunse il massimo disprezzo offendendo la Madre di Dio con una terribile bestemmia. Improvvisamente alla base del Castello che sorgeva nel centro della conca, sgorgò violenta una massa d’acqua che lo sommerse interamente facendo annegare nelle sue scure acque il signorotto che di così gravi peccati si era macchiato.
La leggenda volle che ogni volta che le campane del Santuario suonavano alte per richiamare i frati alla preghiera, il signorotto riemergesse d’impeto dalle acque del laghetto per lavare con le sue lacrime di pentimento il tabernacolo dove la statua della Vergine era custodita.
Quando finita la preghiera i frati si ritiravano ordinati nelle loro celle anche il giovane tornava a riemergesi nelle scure acque del lago del castigo.